Il pagellone nerazzurro, i difensori: Skriniar leader, De Vrij delude

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Dopo i giudizi sui portieri, tocca al pagellone nerazzurro dei difensori. La stagione della retroguardia dell’Inter, la seconda della Serie A dietro il Milan, è stata, tutto sommato, positiva. Ci sono stati dei picchi, con un Milan Skriniar monumentale e un D’Ambrosio sempre pronto e alcuni cali, come quello attraversato da Stefan De Vrij nei mesi tra febbraio e marzo.

Skriniar 8: al quinto anno di Inter, Milan Skriniar ha raggiunto una maturità che lo consacra tra i migliori difensori d’Europa. Straordinario in Champions League contro avversari di lusso come Real Madrid e Liverpool, e straordinario in campionato, concluso con tre gol. Simone Inzaghi gli ha affidato le chiavi della difesa, facendolo giocare a destra, in mezzo e a sinistra, sempre con lo stesso risultato: la perfezione. Le prestazioni insufficienti si contano – forse – sulle dita di una mano, mentre quelle da protagonista un’infinità. Quarantotto partite stagionali sulle 52 totali dell’Inter, tutte giocate dall’inizio alla fine, certificano lo status di top player e leader indiscusso del gruppo.

De Vrij 5,5: dopo i due anni al top con Antonio Conte, l’olandese ha disputato una stagione al di sotto del suo livello. L’insufficienza – forse – è eccessiva, ma quando le aspettative sono alte lo sono anche le critiche. Oneri e onori, dunque, per l’olandese che ha attraversato troppi periodi bui, culminati nel disastroso derby di ritorno. La doppietta di Giroud pesa sulla coscienza del numero 6, irriconoscibile sul secondo gol del francese. E poi ci sono gli errori con la Lazio, con il Bologna (la chiamata a Dimarco sulla marcatura su Arnautovic) e altre piccole sbavature che hanno reso la sua annata insufficiente.

Bastoni 7,5: altra stagione molto positiva per il classe 1999, ormai un pilastro di questa Inter. Nonostante qualche problemino fisico, (caviglia a febbraio e polpaccio a inizio maggio) si è confermato tra i migliori del reparto difensivo. Con Simone Inzaghi ha avuto più libertà di attaccare e i risultati – nel gioco e nello score personale – si sono visti. Un goal – bellissimo – alla Lazio e gli assist per Skriniar – sempre con la Lazio – e Dumfries con la Roma, forse la miglior partita giocata da lui e dall’Inter in campionato. Proprio all’Olimpico e a Venezia è stato anche provato come centrale del terzetto difensivo, giocando due ottime gare. In estate è tra i papabili partenti, ma per ora i tifosi nerazzurri se lo godono…

D’Ambrosio 6,5: la stagione di Danilo si può riassumere in una sola parola. GARANZIA. D’Ambrosio, come l’anno scorso, è ormai in pianta stabile impiegato nel terzetto difensivo. Nelle gerarchie è dietro i tre titolari e anche dietro Dimarco (almeno per numero di presenze: 27 a 44), ma come affidabilità non ha nulla da invidiare a nessuno dei compagni. In nove partite da titolare, l’Inter ha subito due soli gol contro Fiorentina e Spezia, totalizzando 21 punti. Fondamentale anche l’apporto in fase realizzativa con la rete che ha sbloccato il match con l’Empoli e l’assist per Brozovic nel 3-1 al Picco contro lo Spezia.

Dimarco 6: cuore nerazzurro, si è fatto vedere molto in zona gol, con due gol e cinque assist (fonte Transfermarkt). All’inizio come quinto di centrocampo è seguito un adattamento come braccetto di sinistra dei tre centrali, mossa che ha comportato un miglioramento nel gioco – quando è stato impiegato – ma anche qualche squilibrio nella fase difensiva. Il suo apporto alla manovra è innegabile, così come la capacità di cambiare alcune partite con il suo ingresso (Atalanta in campionato e Juventus in finale di Coppa Italia), ma le lacune difensive non possono essere tralasciate. Non essendo molto alto (175 centimetri) ha sofferto gli attaccanti grossi, come hanno dimostrato i gol di Scamacca (Inter-Sassuolo 0-2) e di Arnautovic (Bologna-Inter 2-1). Non giudicabile il rigore sbagliato con l’Atalanta: cose che capitano.

Ranocchia 6+4: il sei per la stagione, il quattro come i trofei alzati in questi undici anni e mezzo di Inter. Avrebbe voluto salutare i SUOI tifosi con un altro scudetto. Non ci è riuscito e le lacrime nel giorno dell’addio sono il manifesto dell’amore che, negli ultimi anni, c’è stato tra lui e l’Inter, di cui è stato simbolo. Ha incarnato l’interismo e, nonostante una stagione in cui è stato poco impiegato, si è sempre fatto trovare pronto. La Coppa Italia è partita dal suo gol in rovesciata a tempo scaduto. Grazie di tutto Froggy. Interista e uomo vero.